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Gli orologi da alpinismo che hanno davvero conquistato l'Himalaya

LIP Himalaya appoggiato su una carta dell'Annapurna

Sulla cresta sommitale dell'Annapurna, nell'Himalaya nepalese, il 3 giugno 1950 alle quattordici, Maurice Herzog alza il polso per piantare la bandiera francese sulla vetta del primo ottomila mai scalato dall'uomo. Il suo orologio, invece, si è fermato. Louis Lachenal, suo compagno di cordata, ricorderà più tardi che Herzog aveva « probabilmente dimenticato di caricarlo ». Lachenal arriverà ad ammettere, anni dopo, di non ricordare più se il compagno indossasse ancora i guanti nel momento in cui le sue mani si sono congelate.

Quella scena sarà la prima di una lunga serie. Per dieci anni, dal 1950 al 1960, ogni conquista di una vetta oltre gli 8 000 metri sarà accompagnata da un orologio diverso, di un produttore diverso e, il più delle volte, da un dubbio che non verrà mai del tutto dissipato su ciò che è realmente accaduto in vetta. LIP, Rolex, Smiths, Hercules, Enicar, Certina: ciascuno avrà il suo scalatore, la sua impresa pubblicitaria e la sua zona d'ombra.

Annapurna 1950: il LIP al polso di Maurice Herzog

L'orologio che Herzog portava quel giorno non ha nulla di un semplice accessorio. È un prototipo concepito dalla manifattura LIP attorno al calibro R25, messo a punto due anni prima dall'orologiaio Jean-Georges Laviolette, alloggiato in una cassa impermeabile Keystone acquistata dagli americani, la stessa che la marina degli Stati Uniti impiegava per i propri strumenti. Una molla in Elgiloy, lega inossidabile e amagnetica appena uscita dai laboratori, doveva resistere al freddo estremo e al magnetismo dell'attrezzatura scientifica portata dalla spedizione. Controllata fino a seimila metri, la precisione del pezzo resta ineccepibile; oltre, accumula qualche secondo di ritardo, prima che la condensa finisca, ancora più in alto, per bloccare il meccanismo di carica sotto una pellicola di ghiaccio. Bisognerà attendere il 1954, quattro anni dopo l'impresa di Herzog, perché LIP battezzi finalmente questo modello Himalaya, dal nome, si racconta presso la maison, di una conversazione tra Fred Lip, nipote del fondatore, e Lionel Terray, guida della spedizione e amico della casa.

Pubblicità d'epoca LIP Himalaya
Pubblicità d'epoca LIP

Everest 1953: Rolex contro Smiths, la battaglia dei due orologi

Tre anni dopo, un'altra vetta, un altro enigma, il più celebre di tutti. Il 29 maggio 1953, Edmund Hillary e Tenzing Norgay raggiungono l'Everest alla testa della nona spedizione britannica guidata da John Hunt. Rolex aveva equipaggiato una parte della cordata, portatori compresi, con Oyster Perpetual ancora prive del nome Explorer, nel solco di un mecenatismo himalayano avviato fin dal 1933. Ma nel preciso momento in cui Hillary posa il piede sul punto più alto del mondo, è con ogni probabilità uno Smiths De Luxe, orologio britannico in acciaio con cassa firmata Dennison, a battere al suo polso, piuttosto che il prototipo ginevrino. James Dowling, biografo della maison della corona, è netto: né Norgay, né Hillary, né nessun altro nella spedizione del 1953 portava un Rolex in vetta. Eppure, pochi giorni dopo la scalata, sul Times compare una pubblicità: « Rolex, sette volte sull'Everest. Finalmente in vetta. » Smiths replica il giorno seguente con il proprio annuncio, « On Top of the World ! ». Due industriali, una stessa montagna, una stessa impresa da contendersi; ed è Rolex che, quell'anno, lancia la prima referenza a portare il nome Explorer e il quadrante 3-6-9 diventato da allora un classico del genere.

Tenzing Norgay e Sir Edmund Hillary in vetta all'Everest, 1953
Tenzing Norgay e Sir Edmund Hillary sull'Everest
Pubblicità Smiths Everest 1953
Pubblicità Smiths Everest 1953

Nanga Parbat e K2, gli orologi Hercules e Vulcain

Nello stesso periodo, su un altro versante dell'Himalaya, Hermann Buhl scrive una pagina a parte della storia della montagna. Il 3 luglio 1953, l'austriaco raggiunge da solo, senza ossigeno, la vetta del Nanga Parbat, soprannominato la montagna assassina dopo aver causato la morte di trentuno alpinisti prima di lui. Al suo polso, un orologio Hercules, uscito dai laboratori svizzeri Henzi & Pfaff. L'impresa è clamorosa; la marca ne farà a lungo l'argomento centrale della propria comunicazione, prima di scomparire a sua volta nella tempesta del quarzo degli anni Settanta, per rinascere solo di recente. Un anno dopo, il 31 luglio 1954, sono gli italiani Lino Lacedelli e Achille Compagnoni a raggiungere per primi la vetta del K2, sotto la guida del geologo Ardito Desio e al fianco di un giovane Walter Bonatti. Ai loro polsi, dei Vulcain Cricket, orologi con sveglia meccanica già collaudati due anni prima sulle pendici peruviane del Salcantay.
Può trovare il nostro articolo dedicato al Vulcain Cricket.

Pubblicità orologio Hercules spedizione Nanga Parbat 1953
Pubblicità di un orologio Hercules al Nanga Parbat
Hermann Buhl
Hermann Buhl

1956: l'Enicar Sherpa conquista il Lhotse e l'Everest

Il maggio 1956 chiude in bellezza per la Svizzera la prima metà del decennio. La spedizione diretta da Albert Eggler raggiunge il Lhotse il 18 maggio con Ernst Reiss e Fritz Luchsinger, poi l'Everest per due volte: il 23 maggio con Ernst Schmied e Jürg Marmet, il giorno dopo con Dölf Reist e Hansruedi von Gunten. Su quei quattro polsi, degli Enicar Ultrasonic Sherpa, la cui pubblicità d'epoca vanta una precisione mantenuta tra meno quarantacinque e più quarantacinque gradi. Il successo è tale che la marca ne fa, già da quell'anno, il proprio modello distintivo; più di cento declinazioni vedranno la luce in trent'anni di carriera.

Pubblicità dell'Enicar Sherpas
Pubblicità dell'Enicar Sherpas

Dhaulagiri 1960: il Certina DS chiude il decennio

L'ultimo ottomila ancora vergine, il Dhaulagiri, cadrà solo il 13 maggio 1960, sotto la guida di Max Eiselin. Sei scalatori, tra cui l'austriaco Kurt Diemberger, raggiungono la vetta equipaggiati con Certina DS, lanciati appena l'anno precedente con un movimento flottante pensato per assorbire gli urti. Sulla cassa dell'orologio di Eiselin, un'incisione suggella il decennio: « Schweizer Himalaya Expedition 1960 ».


La vera conquista di questi orologi

Il Dhaulagiri chiudeva l'elenco degli ultimi giganti vergini, ma non la controversia che ancora circonda i loro orologi. Sul mercato vintage, oggi ci si contendono questi pezzi con più fervore di quanto ci si sia mai contesi una vetta, senza mai stabilire chi portasse cosa, quel giorno, a quell'altitudine in cui nessun altro poteva testimoniare. Forse è proprio questa, a più di settant'anni di distanza, la vera conquista di questi orologi: restare un enigma che nessuna cordata avrà mai davvero chiuso.

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