Il 31 luglio 1954, sulla cresta nord-est del K2, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli posano il piede sulla seconda vetta più alta del mondo. Il freddo fa gelare il metallo, l'ossigeno scarseggia e sotto i loro guanti gira un piccolo meccanismo svizzero dal nome d'insetto. Questo stesso Vulcain Cricket, uscito appena sette anni prima dai laboratori di La Chaux-de-Fonds, sta per conoscere un'altra vita, più discreta, nei corridoi della Casa Bianca. Vi guadagnerà un soprannome che non lo abbandonerà più: l'orologio dei presidenti.
La sveglia meccanica: la scommessa di Robert Ditisheim
Prima di equipaggiare capi di Stato, il Cricket ha dovuto risolvere un problema che due produttori rivali avevano già tentato di affrontare, senza riuscirci, nel 1910 e nel 1920: far suonare una sveglia in un orologio da polso senza che le vibrazioni compromettessero la precisione del movimento e senza che il suono restasse troppo debole per essere utile. Robert Ditisheim, appartenente alla famiglia fondatrice della manifattura nata nel 1858, affronta la sfida all'inizio degli anni Quaranta. Nel 1942 il suo calibro 120, un movimento a carica manuale da 22 millimetri, risolve in parte il problema grazie a due bariletti indipendenti, uno per la marcia, l'altro per la sveglia, così che la suoneria non sottrae più energia al movimento.
Resta la questione del volume. Robert consulta il fisico francese Paul Langevin, che gli suggerisce un'idea quasi infantile: se un grillo, minuscolo, riesce a portare il proprio canto a grande distanza, anche il meccanismo di un orologio deve poterlo fare. Serviranno altri cinque anni per trasformare l'intuizione in un brevetto: un martelletto colpisce una membrana interna che entra in risonanza, e un doppio fondello della cassa, forato da piccoli orifizi, fa da cassa di risonanza. Il suono, acuto e stridulo, ricorda infatti il canto del grillo. Presentato al pubblico nel 1947, il Cricket vince già l'anno successivo il concorso di cronometria dell'Osservatorio di Neuchâtel, a dimostrazione che l'exploit acustico non è costato nulla alla precisione.

L'orologio dei presidenti, da Truman a Johnson
Bisogna attendere il 1953 perché il Cricket entri in un'altra storia. L'associazione dei fotografi di stampa della Casa Bianca regala a Harry Truman, alla vigilia della fine del suo mandato, una versione in oro 14 carati con sul fondello un'iscrizione complice, «One More Please». È l'espressione che i fotografi gli gridavano senza tregua durante le sessioni ufficiali. Dwight Eisenhower riceve il proprio poco dopo, il suo vicepresidente Richard Nixon lo riceve a sua volta nel 1955, offerto dalla National Association of Watch and Clock Collectors. Lyndon Johnson spinge la passione ancora oltre: acquista il proprio esemplare a Ginevra, vi fa incidere la firma sul quadrante e ne ordina in una volta sola duecento da distribuire durante il suo mandato. Si racconta persino che regolasse volentieri la sveglia durante le riunioni più lunghe, per trovare un pretesto per eclissarsi, con grande disappunto dei servizi segreti che, più di una volta, hanno scambiato quella suoneria improvvisa per ben altro che un semplice promemoria.
La crisi del quarzo: il calibro 401 e il declino di Vulcain
Il successo non basta a mettere una manifattura al riparo dal tempo. Negli anni Settanta la crisi del quarzo colpisce l'intero settore orologiero svizzero e Vulcain sceglie di non piegarsi. Il calibro 401, destinato a sostituire il 120, perde per strada il secondo bariletto: la sveglia, privata della propria riserva, scende a quindici secondi. Le vendite crollano e, dopo oltre un secolo di esistenza, la maison viene messa in liquidazione.
Calibro V-21: la rinascita passa da Helsinki
Eppure sono ancora i presidenti a far rivivere il Cricket. Negli anni Ottanta un gioielliere finlandese di nome Keijo Paajanen convince Michel Ditisheim a riprendere la tradizione dei doni presidenziali, questa volta in occasione delle visite di Stato in Finlandia. Ronald Reagan riceve così il suo nel 1988, primo presidente americano da vent'anni a portarne uno, seguito da George Bush padre nel 1990. Gerald Ford dovrà attendere il 1995, vent'anni dopo gli accordi di Helsinki, per ricevere l'orologio che già gli spettava. Jimmy Carter e Bill Clinton ripartono ciascuno con il proprio nel 1997, Barack Obama riceve il suo dopo l'insediamento del 2009 e si dice che Donald Trump sia, da allora, entrato nell'elenco. George W. Bush non ha mai visitato la Finlandia in questo contesto, e John F. Kennedy, semplicemente, non ne ha avuto il tempo.
La manifattura rinasce davvero nel 2001, rilevata dall'imprenditore Bernard Fleury, che ritrova intatta l'antica catena di montaggio. Il nuovo calibro V-21, automatico, abbandona la carica manuale per un sistema Exomatic con rotore su cuscinetto a sfere, circa 257 componenti per una precisione che il calibro originale non avrebbe rinnegato. La suoneria, dal canto suo, non ha mai smesso di portare lo stesso canto, quello che svegliava un presidente americano quando occorreva, appunto, non mancare né la vetta né l'ora.
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